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BRESSANUTTI dipingere in dialetto


Da sabato 3 luglio 2021, presso il Museo d'Arte Moderna "Ugo Carà" di Muggia, è visitabile la mostra "Dipingere in dialetto", personale del pittore triestino Aldo Bressanutti, curata da Massimo Premuda e organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia, per festeggiare i novantotto anni dell'artista. La mostra presenta oli, grafiche e volumi illustrati ed è corredata da un catalogo che ripercorre la vita e la ricerca artistica del pittore dalla metà degli anni Quaranta ad oggi, attraverso le numerose partecipazioni a prestigiose esposizioni in Italia e all'estero, e attraverso un testo storico di Sergio Molesi, i pensieri di Willer Bordon, ma anche attraverso un racconto inedito di Bressanutti stesso.

Nel volume, oltre a un ricco apparato biografico e bibliografico, sono riportate molte riflessioni di Aldo Bressanutti sulla pratica della pittura, e si apre con un sentito augurio da parte del Sindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Muggia, Laura Marzi: "Realizzare un'ampia antologica su Aldo Bressanutti, uno dei più significativi artisti del Novecento della nostra regione, è per me motivo di grande orgoglio.
È dunque una graditissima occasione celebrare una carriera artistica di oltre 70 anni proprio nella città dove Bressanutti ha iniziato a muovere i suoi primi passi da artista.
Aldo è rimasto molto legato a Muggia sia per averci trascorso 30 anni divita, in quanto dipendente del Comune tra la fine degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Ottanta del secolo scorso, sia per aver stretto profondi legami personali, come una "antica" amicizia che lo ha legato a mio padre e alla storia della mia famiglia.
Ad Aldo, che nel corso di questo 2021 compirà i suoi "primi" 98 anni, auguro dunque di poter proseguire a lungo in quest'avventura artistica per poterci deliziare ancora tante volte con la fantasiosa creatività che lo ha sempre contraddistinto."


La mostra presenta una sessantina di oli di grandi dimensioni, ma anche grafiche e volumi illustrati, divisi in 3 sezioni: "esterni e vedute muggesane 1954-2020", "interni e strafanici 1973-2008", e infine "surrealismo e fantascienza 1954-2010".
Aldo Bressanutti, nato nel 1923, è autore di numerose copertine di libri, riviste e manifesti, e ha illustrato sei volumi dedicati al Friuli Venezia Giulia, all'Istria, a Trieste e a Muggia, quest'ultimo realizzato in collaborazione con Italico Stener, fermando la memoria di tali luoghi con oltre 1500 fra grafiche, disegni e dipinti. Di particolare interesse risultano le illustrazioni surreali dei primi anni Settanta per le copertine di diversi libri di fantascienza e per il manifesto della prima edizione del "Congresso Europeo di SF" del 1972. La mostra ricostruisce anche questo periodo attraverso diverse opere e grazie ai prestiti dell'Archivio Sergio Molesi, de La Cappella Underground e dell'esperto di fantascienza Fabio Pagan, rievocando la stagione del "Festival internazionale del film di Fantascienza", svoltosi a Trieste dal 1963 al 1982. Proprio nei primi anni Settanta Bressanutti partecipa alle mostre internazionali di "Arte e Fantascienza" riscuotendo grande favore di pubblico e critica, e ricevendo largo spazio su riviste di settore nazionali. Incoraggiato da tale consenso, firma come illustratore il manifesto del "1° Congresso Europeo di SF", nonché le copertine di importanti collane italiane, da Galassia ad Andromeda, realizzandone ben due per lo scrittore statunitense Philip K. Dick, fra cui, nel 1971, "Il cacciatore di androidi", prima edizione italiana di "Do Androids Dream of Electric Sheep?" del 1968, da cui è stato tratto il celebre film "Blade Runner" di Ridley Scott nel 1982.

La grande mostra intende rileggere i 3 filoni della sua poetica (interni, vedute e fantastico) in tutte le loro declinazioni, e approfondire i temi propri della ricerca di una vita attraverso rari materiali d'archivio. Così Massimo Premuda, curatore della mostra, investiga la figura e la poetica dell'autore: "Dipingere in dialetto è una suggestiva metafora che riassume alla perfezione tutto il percorso artistico di Aldo Bressanutti. Del resto, la definizione è dello stesso Bressanutti, condivisa un giorno mentre mangiavamo pesce a Muggia: "Io dipingo sempre in dialetto". Un concetto ben esplicitato anche dal figlio Furio nel recente volume dedicato al padre che racconta per immagini la sua ricerca dal 1944 ad oggi: "Uno stile narrativo irriproducibile, spesso sostenuto da un linguaggio ed una struttura dialettale, perché lui parla e scrive esattamente come dipinge, in maniera quasi dialettale e, per tale motivo, vicino al cuore della gente."

Aldo Bressanutti dipinge da sempre, fin da bambino, e la sua prima produzione rispecchia appieno le asperità dell'infanzia e le avversità della giovinezza durante la seconda guerra mondiale. Un mondo povero popolato da semplici oggetti in ambienti umili, i tanti strafanici della sua pittura dialettale, che ci fanno rivivere la Cittavecchia del passato. Sono i famosi interni di Bressanutti, che continuano ad affascinare addetti ai lavori e pubblico generico, proprio per la loro inconfondibile cifra stilistica che oscilla dall'iperrealismo all'intimismo fantastico.

La produzione di Bressanutti si è spinta oltre, andando a documentare dal vivo le peculiarità del paesaggio e le bellezze architettoniche del nostro territorio con il filone dei sorprendenti esterni, tra cui figurano le minuziose vedute dell'amata Cittavecchia, e ancora Trieste tutta, Muggia, il Friuli Venezia Giulia e l'Istria. Un lavoro ciclopico realizzato fra la fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Novanta, condensato in sei raffinati volumi editi dalle case editrici Italo Svevo e Lint in cui costruisce la memoria di quei luoghi con oltre 1500 fra grafiche, disegni e dipinti.

Va ricordato inoltre un terzo percorso imboccato negli anni Cinquanta, ripreso con grande successo negli anni Settanta, e infine recuperato nei primi anni Duemila: il surrealismo iperrealistico di Bressanutti che, come annota Sergio Molesi, "nella conturbante minuzia dei particolari, nella allucinata trama prospettica, nell'evidenza ossessiva del colore, al di là del possesso sicuro di una tecnica degna degli antichi fiamminghi, sembra affiorare, specialmente negli interni e nelle nature morte, l'interesse per la poetica surreale, particolarmente nella presentazione quasi onirica di accostamenti inconsueti di oggetti."

Un viaggio creativo lungo e articolato, che abbraccia tutto il Novecento traguardando il nuovo Millennio, caratterizzato da un lato da archetipi che si ripetono in infinite declinazioni "con un sistema che ricorda il gioco delle scatole cinesi: il particolare di un'opera diventa a sua volta protagonista di un altro quadro" come evidenzia Marianna Accerboni, e dall'altro da un particolarissimo approccio alla pittura che rende unica e viva la sua pratica artistica, trasformandola in un'attività intima e familiare al pari delle azioni quotidiane. Bressanutti infatti, in un'ottica che nega la sacralità ai suoi lavori, è uno dei rarissimi artisti che, nella sua puntigliosa ossessione per il particolare, considera il quadro un work in progress infinito, da ritoccarsi in continuazione anche a distanza di diverse decadi, come si può facilmente desumere dalle doppie o addirittura triple datazioni dei quadri in mostra. Una ricerca artistica viva e quasi artigianale che, come detto in apertura, si esprime con il colore, l'efficacia e la vivacità di un linguaggio dalla struttura dialettale, desacralizzando l'opera d'arte e la sua aura, e avvicinandola così alla vita e al sentire del largo pubblico."

Sabato 3 luglio
2021, verrà proposta una visita guidata con l'artista alle ore 10 per incontrare l'autore e confrontarsi sulle opere in mostra. Per consentire a tutti di godere della mostra in sicurezza, il pubblico verrà contingentato in gruppi da 18 persone previa prenotazione obbligatoria, scrivendo un'email all'Ufficio Cultura Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. , o telefonando allo 040 3360340. Mentre alle ore 11 nella piazzetta del Museo Carà l'artista resterà a disposizione del pubblico per firmare il catalogo disponibile presso il bookshop del Museo.

La mostra potrà essere visitata a ingresso libero fino a domenica 29 agosto 2021 con il seguente orario: da martedì a venerdì 18-20, sabato 10-12 e 18-20, domenica e festivi 10-12.

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