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La giustizia e la memoria. Luciano Rapotez, un caso giudiziario del dopoguerra

rapotez

Venerdì 21 ottobre alle ore 17.00 presso la Sala Millo Piazza della Repubblica, 4 - Muggia

Presentazione del volume La giustizia e la memoria. Luciano Rapotez, un caso giudiziario del dopoguerra
a cura di Gloria Nemec
Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia

ISTITUTO REGIONALE PER LA STORIA

DEL MOVIMENTO DI LIBERAZIONE NEL FRIULI VENEZIA GIULIA

G. Nemec (a cura di),

La giustizia e la memoria.

Luciano Rapotez, un caso giudiziario del dopoguerra

Saggi di Alessandro Giadrossi e Gloria Nemec

Molti hanno creduto e dipinto Chiampore come un Cremlino, la gente di Muggia identificata come i banditi di Montelepre, Rapotez un capo del comunismo slavo, un sovversivo. Signori giudici! Vi convincerete di che razza di sovversivi vivono a Chiampore! Tremendi sono stati i giorni passati nella sede della questura, orrendi i 56 giorni di duro isolamento, esasperanti i 30 mesi passati in carcere, senza aggiungervi i drammi di dolore, di miserie e umiliazioni passati dalla mia diletta sposa e dai miei figlioletti. Confido che giungerete alla convinzione piena della mia innocenza, e vi renderete conto quale vile sacrilegio sia la procurata paralisi dei meccanismi psichici che soli consentono l’esercizio della libertà e quanto criminoso sia spezzare l’intelletto e la volontà con mezzi non consentiti dalla legge. [Dichiarazione di L. Rapotez, dagli atti processuali]

Il volume presenta una narrazione-evento, che fronteggia la metà più travagliata del secolo scorso tramite una memoria straordinariamente ampia e piena, espressa in forma di autentica letteratura popolare. Eloquente su mentalità e culture di più antica sedimentazione, la storia di vita di Luciano Rapotez risulta “fuori scala”, estrema per alcuni sviluppi, ma in grado di mostrare da una prospettiva interna come poteva essere il transito umano attraverso tempi turbolenti e torbidi, quali quelli tra guerra, dopoguerra e definitiva sistemazione della questione di Trieste con il ritorno della sovranità italiana.

L’operaio Rapotez, muggesano, comunista ed ex partigiano, fu arrestato nel 1955, con quattro compagni, con l’imputazione di essere autore di un tuttora oscuro quanto efferato triplice omicidio: il delitto Trevisan, o “strage di San Bartolomeo”, compiuto nel settembre 1946. Nella questura triestina - governata dalle prassi di Carmelo Marzano, proveniente dalla Sicilia - fu sottoposto a 96 ore di tortura, poi all’isolamento carcerario e a 32 mesi di detenzione complessiva, prima di affrontare i processi in corte d’Assise che sancirono la sua piena assoluzione.

Divenuto ormai personaggio pubblico, per la sua pervicace battaglia civile contro la tortura di stato, per un pieno riconoscimento e risarcimento delle vittime di abusi giudiziari, il novantenne Rapotez ha parlato più volte del suo caso, offrendo - a dispetto di ogni retorica sulla riconciliazione - un esempio di memoria non-pacificata e proterva, capace di nutrire un quarantennale attivismo contro le illegalità e le deformità giudiziarie.

Qui la ricerca storico-sociale e giuridica, sulla scorta di cospicua documentazione, non si è limitata al “caso Rapotez”: ha posto l’intera narrazione al centro di contesti più ampi e carichi di specificità non eludibili quali quelle del dopoguerra giuliano. Il lavoro è transitato attraverso problematiche e approcci disciplinari diversi: si va dalla rievocazione idilliaca dell’habitat naturale e umano del muggesano nell’anteguerra, al faticoso incedere dei percorsi resistenziali, all’intreccio giallistico di un caso mai risolto, all’orrore delle torture e dell’ingiusta detenzione, ad una vicenda processuale ancora attuale sotto l’aspetto giuridico, politico e civile - ricostruita da Alessandro Giadrossi - ai costi umani di un marchio d’infamia che motivò l’emigrazione.

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