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FORESTI


Martedì 11 febbr
aio alle ore 17.30,  presso la Biblioteca Comunale "Edoardo Guglia", FORESTI, la giornalista Martina Vocci presenta il libro di Silvia Zetto Cassano, edito da Comunicarte Edizioni, con lettura di passi scelti, nell'ambito delle iniziative promosse dal Comune di Muggia per il Giorno del Ricordo 2020
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Premio Giacomo Matteotti 2017 della Presidenza del Consiglio dei Ministri

"Quel giorno la casa era tutta spalancata, le porte e le finestre tutte aperte. Il breve spazio davanti era disseminato di casse d’abete e mobili, in attesa che arrivasse il camion. Il gatto ci vagava in mezzo miagolando disperato perché aveva capito che l’avremmo lasciato lì. Ogni tanto qualcuno si fermava, ma non diceva niente, non una parola. Alcuni guardavano la nostra partenza pensando alla loro, erano persone che ci conoscevano e che ancora non se n’erano andate come avevano fatto quasi tutti gli altri..."

Foresti nel secolo scorso, era ancora un termine ricorrente nelle terre tra Veneto e Istria. Dire foresti, dire “quei là” era uno dei modi per ribadire il “noi”, per escludere gli intrusi, per marcare limiti non oltrepassabili. Probabilmente parole così esistono in ogni parte del mondo in cui i confini sono o sono stati ballerini, zone di blocchi, frontiere, sbarramenti, check point, fili spinati, alt, di qua non passi, chi sei, da dove vieni, torna da dove sei venuto, resta a casa tua, non ti vogliamo, non vi vogliamo, vattene via. Frasi che per gli istriani, nel passato, si sono tradotte in tragiche ferite, a volte rimarginate, a volte no. Parole che ognuno dei protagonisti di questo libro, in un modo o nell’altro, prima o poi, nel corso della sua esistenza ha sentito pronunciare o, a sua volta, ha pronunciato.

Foresti racconta di persone semplici: contadini, pescatori, impiegati asburgici costretti a diventare soldati, serve, fioi de nissun, sartine, uomini che sposano donne foreste, donne che cercano l’Amore e trovano invece soltanto un marito, uomini che sanno da che parte stare quand’è il momento di scegliere, uomini che non lo sanno e si spezzano e non riescono a reggere gli urti troppo violenti delle guerre, donne che invece quegli urti li sanno reggere e procedono coraggiose finché hanno forza nella loro ostinata ricerca della felicità per sé e per i propri figli. Come ha fatto e fa ognuno di noi, con più o meno energia, con più o meno fortuna. Come continuano a fare anche oggi tutti i foresti che si spostano perché non hanno altra scelta, come accadde un tempo e come sempre accadrà.

Silvia Zetto Cassano, è nata a Capodistria nel dicembre del 1945, dove è vissuta per dieci anni. «In una zona» – spiega a chi glielo chiede – «zona B, un posto in sospeso, non più Italia, non ancora Jugoslavia». Nel 1955, assieme a molte famiglie istriane, ha lasciato l’Istria. Si è stabilita a Trieste, si è sposata, ha avuto due figli. Ha cominciato a insegnare a diciott’anni; nel 1998 si è laureata in lettere con una tesi di storia del cinema. Ha organizzato laboratori, lezioni, interventi rivolti a scuole e associazioni sui temi della ricerca storica e del linguaggio delle immagini. Dal 2012 interviene in alcune scuole del Veneto nell’ambito di iniziative per far conoscere la storia dell’Istria ai bambini e ai ragazzi.

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