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CIELI INQUIETI


Venerdì 9 agosto alle ore 18 presso il Museo d'Arte Moderna "Ugo Carà", inaugurazione della mostra "Cieli inquieti", personale del fotografo Mario Vidor, a cura di Fabio Rinaldi, organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia e dall'associazione Photo-Imago, all'interno del progetto PRACC-Progetto Arte Contemporanea Carà 


Venerdì 9 agosto alle ore 18 verrà inaugurata presso gli spazi espositivi del Museo d’Arte Moderna di Muggia "Ugo Carà" la mostra fotografica di Mario Vidor intitolata "Cieli inquieti". La mostra è organizzata da Photo-Imago, Centro per l’Archiviazione e la Divulgazione dell’Immagine Fotografica, e sarà presentata da Alessandra Santin. La manifestazione si inserisce nel programma PRACC 2019 (Progetto Arte Contemporanea Museo Carà) che l’Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia ha varato già nel 2007 assieme alle associazioni culturali Photo-Imago, Gruppo78 e Juliet. Photo-Imago è particolarmente orgogliosa di presentare questa mostra a Muggia in occasione del suo trentaseiesimo anno di attività. La mostra è curata da Fabio Rinaldi.

Mario Vidor è nato nel 1948 a Farra di Soligo. Dalle prime esperienze pittoriche negli anni Ottanta, la sua attenzione si è in seguito focalizzata sulla fotografia. Dal 1982 la sua personale ricerca - partendo dalla lezione dei maggiori maestri dell'immagine di questo secolo - si sviluppa in due direzioni: l'indagine storico-scientifica e il linguaggio creativo. Alla sua prima pubblicazione "Sulle terre dei Longobardi" (1989), sono seguiti numerosi altri volumi di fotografia, e alcune singolari cartelle foto-litografiche. A Pontremoli nel settembre del 1992, con il libro "Semplicemente Italia" ha ricevuto il Premio bancarella. Altri premi da menzionare: a Padova per la miglior fotografia veneta (1996) il Premio "Carlo Goldoni", a Macerata, il Premio "Territorio Odissea 2000"(1998), per il libro "Le torri di Babele" e, a Orvieto nel marzo 2002, con il libro "Pagine Bianche", si è classificato primo nella categoria "Fotografia Creativa" e a Garda (VR) nel maggio 2003 ha ricevuto il riconoscimento B.F.I. dalla FIAF e nel nel 2014 il riconoscimento A.F.I. e nel 2018 il riconoscimento I.F.I.

Viaggiare. Viaggiare significa andare alla ricerca di qualcosa di nuovo, di diverso da quello che ci circonda quotidianamente, bisogna essere un po’ curiosi, alla ricerca di nuove sensazioni che soddisfino tutti i cinque sensi. Viaggiare significa anche vivere, nella sua programmazione, nel suo momento e nel suo ricordo. Chi non viaggia, come dice Josef Koudelka, diventa cieco, perché quando vivi a lungo in un posto non osservi più nulla, lui viaggia appunto per non diventarlo. Poi ci sono i fotografi…e come non potrebbero esserci? Le prime fotografie sono proprio quelle di paesaggio, anche di posti lontani, che finalmente rendevano giustizia a quei luoghi che spesso illustratori ritraevano con enfasi non sempre veritiere, per far meglio sognare e, diciamolo un po’, invidiare chi le osservava. Il fotografo viaggiatore è colui che vuole mantenere vividi questi momenti nel tempo, e nelle immagini di Mario Vidor si vede questo incanto nel ritrarre il paesaggio; gira attorno al suo soggetto per meglio cogliere il suo aspetto migliore, come un innamorato che cerca di corteggiare la sua amata. Ne escono immagini pulsanti di vita che ci permettono di partecipare al suo viaggio. Guardandole ripercorriamo assieme le sue emozioni, condividiamo le sue visioni, ne prendiamo spunto per i nostri viaggi o semplicemente riempiamo i nostri sogni. Le nuvole, si sa, in fotografia compiono la funzione di riempire quegli spazi estesi di azzurro che andrebbero a sbilanciare la cromia della foto, il fatto che si tratti di una foto in bianco e nero non cambia tale rapporto. Nella fotografia all’infrarosso poi, le nuvole sono determinati nel dare enfasi al soggetto. Mario Vidor lo sa perfettamente e ci propone sempre delle impeccabili composizioni in cui le nuvole, a mio avviso, sono il filo conduttore della sua poetica artistica. E come non condividerlo: le nuvole avvolgono i nostri sogni, i nostri desideri, li fanno svanire o li trasformano in incubi, ma si sa che prima o dopo tornerà il sereno. E in queste immagini troviamo sempre questa positività, questa certezza del ritorno del sereno. Infatti volgiamo lo sguardo al cielo alla ricerca delle nuvole che ci indichino il tempo che sta per arrivare, e non solo nella speranza del bel tempo, ma anche di quelle nuvole nere portatrici di acqua ristoratrice per le piante, risolutrice nel placare gli incendi, ma anche semplicemente per darci quel po’ di sollievo dopo le torride giornate estive, lasciando freschezza e pulizia nell’atmosfera dopo il loro passaggio. Sì, viaggiare sotto le nuvole ci dà sicurezza, gioia, vitalità, la stessa che poi ritroviamo nelle nostre immagini.
Fabio Rinaldi

La mostra, che si avvale dell’adesione della Casa dell’Arte di Trieste, sarà visitabile sino a domenica 1 settembre 2019 con il seguente orario: da martedì a venerdì dalle 18 alle 20, sabato dalle 10 alle 12 e dalle 18 alle 20, domenica e festivi dalle 10 alle 12. Ingresso libero.

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