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PIER PAOLO PASOLINI A MUGGIA qui finisce l'Italia

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Martedì 28 marzo
alle ore 17 presso la Biblioteca Comunale "Edoardo Guglia", conversazione con Angela Felice, direttore del "Centro Studi Pier Paolo Pasolini", sul legame di Pasolini con il mare, partendo del reportage di viaggio "La lunga strada di sabbia", realizzato da Ventimiglia a Muggia nel 1959; a seguire proiezione del video "contro-corrente #1" di Chantal Vey


Martedì 28 marzo 2017 alle ore 17, negli spazi della Biblioteca Comunale "Edoardo Guglia", via Roma 10 a Muggia, si terrà una conversazione con Angela Felice, direttore del "Centro Studi Pier Paolo Pasolini" di Casarsa della Delizia (Pordenone), che tratterà il tema del legame di Pier Paolo Pasolini con il mare, partendo da alcuni passi de "La lunga strada di sabbia", reportage di viaggio scritto da Pasolini nell'estate del 1959 in cui ha percorso tutte le spiagge italiane, partendo da Ventimiglia e terminando proprio a Lazzaretto, con l'ultima celebre frase del libro: "Qui finisce l'Italia". Seguirà la presentazione del video "contro-corrente #1" del 2015 della fotografa francese Chantal Vey, che ripercorre il viaggio di Pasolini però al contrario, partendo così da Lazzaretto e dalla nostra regione per visitare tutte le coste italiane. L'incontro di approfondimento rientra nel fitto calendario di iniziative innescate nell’ambito del progetto multimediale "Varcare la frontiera #4 flussi di marea", un articolato festival organizzato dall'associazione Cizerouno e curato da Mila Lazić e Massimiliano Schiozzi, che si avvale del sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Come dice Alessandro Leogrande nel suo articolo "Pier Paolo Pasolini e la lunga strada di sabbia", pubblicato di recente sul "Corriere del Mezzogiorno": "Nel 1959 Pier Paolo Pasolini realizzò uno dei reportage più geniali che siano mai stati concepiti: percorrere in piena estate tutta la costa italiana da Ventimiglia a Trieste. Scendere lungo il Tirreno fino alla punta estrema della Calabria, passare lo Stretto, andare fino a Porto Palo e poi far ritorno sul continente. Costeggiare tutto il Golfo di Taranto e, dopo Leuca, risalire per la Puglia e la costa adriatica, su fino a Trieste. Il viaggio di Pasolini a bordo di una millecento tra le tante Italie in vacanza, agli albori del boom, uscì in più puntate sulla rivista “Successo” con il titolo “La lunga strada di sabbia”.
Il Pasolini che attraversa l’Italia da nord a sud, e poi da sud a nord lungo la sua costa mediterranea, una sorta di interminabile litoranea, ha appena pubblicato il suo secondo romanzo,
“Una vita violenta”, ma non ancora realizzato il suo primo film, “Accattone”. Nel 1963 uscirà invece il suo film-documentario “Comizi d’amore”, che in qualche modo ripropone lo stesso canovaccio della “Lunga strada di sabbia”. Questa volta, però, Pasolini girerà l’Italia non per raccontare l’estate degli italiani, bensì il loro rapporto con l’amore, il sesso, la trasformazione della coppia. Tra giovani e anziani, borghesi e proletari, dialetti diversi, linguaggi diversi.
Questo caleidoscopio nazionale è già presente in
“La lunga strada di sabbia”. Il suo è un viaggio estremamente plurale. E, per certi versi, è proprio scendendo a Mezzogiorno, quando Pasolini si ritrova “solo, con la mia millecento e tutto il Sud davanti a me”, che l’avventura comincia e la sua scrittura si impenna."

Seguirà la proiezione del video "contro-corrente #1" del 2015 della fotografa francese Chantal Vey, che ripercorre il viaggio di Pasolini però al contrario, partendo così da Lazzaretto e dalla nostra regione per visitare tutte le coste italiane.
Sul suo recente lavoro, la Vey dice che: "La mia ricerca artistica è costruita sul concetto di territorio. Territorio nel suo complesso, come un Altrove che esploro a piedi e in viaggio, ma anche nell'approccio con l'Altro, che stimolo per scoprire il suo universo. Ispirato a "La lunga strada di sabbia", che descrive un viaggio compiuto da Pier Paolo Pasolini nel 1959, ho seguito questa strada controcorrente, a partire da Trieste e dalla regione della sua infanzia. Lungo la strada e negli incontri casuali, ho rivisto le situazioni descritte e le ho interpretate come artista e donna di oggi; sempre molto vicina agli esseri, come Pasolini amava fare."

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