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Sala Comunale d'Arte Giuseppe Negrisin

negrisin_01L’attività artistica di Negrisin ha trovato qui a Muggia fondamentali tappe del suo percorso.
Artista di fama internazionale che, poco più che trentenne, fu presente sulla scena parigina e poi protagonista alla Biennale di Venezia come nei fervidi ambienti artistici della Milano degli anni Sessanta, Giuseppe Negrisin va ricordato per la sua “muggesaneità” – perdonatemi il neologismo – che lo vide impegnato integralmente nel fare arte a Muggia.
Non solo nel suo studio, non solo per la città fisica, ricordo Marina Muia, ma per la preziosa eredità trasmessa ai giovani nel suo impegno nei laboratori del Teatro ragazzi, attività che anche se seguendo nuove formule e nuovi percorsi è a tutt’oggi elemento ancora proposto e seguito dall’amministrazione.
Muggia, cittadina particolarmente prolifica in campo artistico rispecchia una vivacità creativa, come lo dimostrano gli artisti e le tante associazione che da anni operano sul territorio, desidera confermare la volontà si sostenere ed esprimere la cultura in tutti i suoi aspetti.
negrisin_02La nuova sede della sala comunale d’arte dedicata a questo suo artista, Giuseppe Negrisin, è un’ulteriore conferma del desiderio di sottolineare quanto l’aspetto artistico e cultuale sia insito nelle attività della città, sia nodo centrale, essenza della sua indole e della sua produttività.
Offrire massima visibilità all’impegno culturale, all’attività delle Associazioni, agli artisti che operano in questo vasto ambito che arricchisce la comunità d’esperienze, rispecchia questa volontà di promuovere la cultura quale termine di crescita e conoscenza personale e della collettività.
La sala viene inoltre aperta ospitando una mostra incentrata su un simbolo stesso della città: il Carnevale, espressione intrinseca dello stesso essere muggesani.
Non a caso una mostra che riprende l’orgoglio muggesano, la sua storia, la sua tradizione, la sua capacità inventiva, la sua ironia e la sua voglia di fare.

Giuseppe Negrisin (1930-1987)

Lo sculture Giuseppe Negrisin nasce a Muggia il 22 ottobre del 1930.
Formatosi giovanissimo, all’età di 16 anni, nella bottega di un antiquario di Trieste, dove apprende le tecnica del restauro dei dipinti, si ritrova, poco più che ventenne, nel 1956, affermato a livello nazionale e internazionale quale riconosciuto scultore, avendo conseguito alla Quadriennale d’Arte di Roma il “Premio Parigi” conferitogli dai più prestigiosi nomi dell’arte e della cultura del tempo (Ossip Zadkine, Jaques Villon, Jean Arp, Maurice Brianchon, Andrè Chastel).
Nello stesso anno partecipa alla XXVIII Biennale d’Arte di Venezia e due anni dopo tiene una personale a Parigi.
Instancabile sperimentatore, Negrisin passa con altrettanta capacità dal bronzo al legno ai materiali tecnologici come la plastica, riutilizza i materiali di scarto con assemblaggi che, dalla scultura, si trasferiscono ad una pittura che, con diversi esiti, si volge alla tridimensionalità.
Fino al 1962, prima del suo trasferimento a Milano, insegna arte plastica presso l’Istituto Statale d’Arte “Enrico e Umberto Nordio” di Trieste. Nel capoluogo lombardo, pur non trascurando la scultura (Premio Cinisello Balsamo, Mostra nazionale pittura e bronzetto a Suzzarra '63, Mostra "Il bronzetto degli scultori milanesi '64, Bagutta 1977) si pone sul mercato soprattutto come pittore (Biennale Permanente '65, Galleria "La Parete", personale '67, Biennale nazionale di pittura, Limbrate '70).
Nel 1972 apre a Milano il suo "Studgallery" studio-galleria dove organizza le proprie personali rivolgendosi principalmente al collezionismo privato.
La crisi che, nelle metà degli anni Settanta del Novecento, investe l'arte contemporanea, portando all'arrestarsi di quella tensione culturale che aveva caratterizzato Milano, induce Negrisin a tornare a Muggia dove nel 1980 inaugura lo studio di via XXV Aprile.
Attraverso la produzione che Negrisin operò durante un quarantennio, compreso tra il secondo dopoguerra e la metà degli anni Ottanta si nota la particolare sensibilità dell’artista che partecipa attivamente delle correnti artistiche del suo tempo senza peraltro farsene condizionare, passando dalla fascinazione della stagione di Valori Plastici degli anni triestini dell’esordio, alle avanguardie del periodo milanese sino a richiami Neo Dada, iperealistici e all’Arte povera.

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